Is never too late to fall in love: Mt Agnér

Avete mai provato a chiedere ad un appassionato di montagna qual’è il suo posto del cuore? Provate a ricordare adesso quanto tempo ha impiegato nel formulare la risposta…anzi, prima che iniziate a perdervi tra secondi e millisecondi ve lo dico io: non è un tempo numerabile, la risposta è immediata.

Il punto è che ogni mountainlover ha il suo posto del cuore. Ed è unico e ben definito; non esiste nessuna esitazione del tipo “eh però anche quella valle non è male…e quel rifugio? ti ricordi che panorama?….e la sensazione provata su quell’altra cima?”

No. non c’è niente di tutto questo.

Non riuscivo a capire questa determinazione assoluta, se mi veniva posta la fatal domanda (e mi veniva puntualmente posta), esitavo, tentennavo, cercavo di trovare argomentazioni per sostenere che non avevo un posto del cuore, che ogni posto visitato è speciale a suo modo…non ci riuscivo. Forse perchè nemmeno io ne ero convinto ed in fondo invidiavo chi invece poteva rispondere senza esitazioni. Non sono riuscito a capirlo fino a gennaio di quest’anno (2017), anche se in realtà mi ci sono voluti poi altri cinque mesi per esserne veramente sicuro.

33 anni. Quasi tre decadi senza un posto del cuore (qui devo ancora scusarmi con i puristi della montagna, e se sono gli stessi che hanno abbandonato a metà la lettura del mio primo post, me li sono giocati definitivamente), ma ora l’ho trovato, ed ha anche un nome: il Rifugio Scarpa ed il monte Agnér con la sua parete sud che svetta imperiosa subito dietro.

Per dargli una collocazione geografica (assumendo che i lettori siano ignoranti come me – non fatemi sentire solo per favore), siamo nel mezzo di quell’Eldorado montano che è la zona dell’Agordino. Il paese è Frassenè, 1082 metri di altitudine, 330 abitanti, probabilmente molti più animali, ampissimi prati verdi, una chiesa (immancabile) e una seggiovia.

Sì…una seggiovia…chiusa. Negli anni ’50 infatti la cittadina era in pieno sviluppo economico, una promettente nuova Cortina d’Ampezzo, con nuovi alberghi, pensioni e potenziamento dei servizi. Ora, a promesse non mantenute, ha guadagnato un’aura old-fashioned e una leggera malinconia che pervade l’aria, con la seggiovia chiazzata di ruggine orgogliosamente in piedi come un monumento ai caduti, dove l’unica vittima è il turismo di massa. E forse è meglio così.

La sensazione di “essere a casa” ti prende già prima di scendere dall’auto: il parcheggio è in pieno centro, a fianco della chiesa, e per iniziare il sentiero non serve fare altro che attraversare la strada. La tabella indicativa è appesa sotto la terrazza di una casa a due piani ed il primo tratto dell’escursione passa attraverso giardini, orti e vie del paese. Qua e là un’anziana signora alza la testa dalle sue faccende e ti sorride, ditemi se non è adorabile…

Il largo sentiero di accesso

Il sentiero continua poi tra un fitto bosco di abeti e latifoglie varie (non sono ancora un esperto conoscitore di alberi), serpeggiando in costante, ma non difficile, salita e nascondendo dietro le strette curve anche qualche tratto severamente inclinato (al ritorno, in discesa potrete acccorgervene ulteriormente), incrociando più volte la linea direttissima tracciata dalla seggiovia. Ormai in prossimità del colle su cui sorge il rifugio, gli alberi si inchinano, lasciando spazio ad ampi prati, alla maestosità dell’Agnér. I suoi 1100 metri di parete sud torreggiano, insieme con gli imponenti bastioni dei Lastei d’Agner alle spalle della piccola bianca costruzione a due piani che poi è il rifugio Scarpa-Gurekian. In poco meno di due ore (camminando senza pretese olimpiche) si raggiunge facilmente il giardino dell’Eden.

Due parole sul Re di questo giardino: un colosso di roccia dalle forme slanciate, bellissimo e pure dotato di enrosadira; nelle giornate più limpide si fa notare anche da casa mia in pianura a 120 km di distanza! Se siete rimasti impressionati dall’altezza della parete sud (1100 m) dovreste vedere la nord: 1500 m di dislivello verticale ininterrotto, la più alta parete delle dolomiti, una piramide a base stretta che contende il primato di parete più alta delle Alpi a Eiger e Monte Rosa, per la felicità dei cartografi. (e, sì, avete letto bene: Eiger e Monte Rosa). E non è tutto, l’Agnér ha in serbo un’altra sorpresa: un tesoro nascosto, un gioiello di lamiera rossa incastonato dove nessuno può immaginare sia incastonato: il bivacco Biasin. Andatevelo a cercare.

Oppure no, immaginatevelo. Io ho in programma di andarci. Se volete, troverete sicuramente qualcosa da leggere in proposito qui…prima o poi.

Per finire: qui ci sono stato la prima volta a fine gennaio. Poi sono tornato a maggio e…lì ho capito che non siamo noi a cercare il nostro posto del cuore, ma è lui a trovare noi. Non puoi avere più dubbi, è lì, ed è “tuo”.

La prossima volta che mi chiederanno “qual’è il tuo posto del cuore?”, beh, avrò già risposto mentre voi leggerete questa frase…

Posto del cuore…

Alcuni dati tecnici:

Dislivello: 666 m (!)

Punto più alto: 1735 m (Rifugio Scarpa)

Durata: 2 ore (non correte…)

Attrezzatura: scarponi alti se in inverno; scarpe basse, da trail, in estate; a piedi nudi se siete Folco Terzani

 

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