The flash of inspiration: the “Loff” ring

Quindi si può fare.

La scarica di adrenalina rilasciata dall’improvvisa rivelazione dura solo qualche secondo, giusto il tempo di rendermi conto che forse non ho proprio scoperto il Terzo Segreto di Fatima.

Perché allora non ci avevo mai pensato prima? Sono trent’anni che vado per montagne, più o meno assiduamente, ma non avevo mai fatto un’uscita invernale. Trent’anni che relego la mia passione a quella manciata di mesi “buoni” che vanno dalla tarda primavera a metà autunno; togliete i giorni di pioggia annunciata, eventuali malattie, impegni di lavoro o problemi vari, cosa resta? Sì e no forse una decine di possibili uscite.

E ora, magicamente, ecco apparire davanti a me tutti gli altri mesi, come se improvvisamente si fosse aperto un sipario che fino a quel momento copriva una buona parte del palco, nascondendo ovviamente anche le performance degli attori.
Oppure come se qualcuno mi avesse svegliato da uno stato di catalessi a suon di sberle in faccia (e credo ci possa essere più di qualcuno che preferisce questa seconda opzione tra chi sarà arrivato a leggere fin qui)

Vabbè, meglio tardi che mai direte voi. Il problema è che non posso nemmeno complimentarmi con me stesso per questa scoperta (sarebbe stata una magra consolazione, concordo), perché devo tutto a Fabrizio, di professione: AMM.
Per tutti quelli che non hanno assolutamente idea di cosa sia un AMM (tra cui io stesso circa un anno e mezzo fa), riporto la definizione data dal Collegio delle Guide Alpine del Veneto:

L’Accompagnatore di Media Montagna svolge professionalmente l’attività di accompagnamento in territorio montano, in Italia e all’estero, senza limiti di quota, dove non si presentino difficoltà di tipo alpinistico (nel qual caso si parla dell’accompagnamento proprio delle guide alpine).

Immediatamente, in quelle tre righe pensavo di aver visto la chiave del mio futuro: poter lavorare facendo ogni giorno esattamente quello che mi piace, guadagnandoci pure!

Solita rapida scarica di adrenalina, solito immediato ridimensionamento di piani e progetti; qualche riga dopo infatti il documento informativo precisa che: “l’ammissione al test di selezione è subordinata alla presentazione di un curriculum escursionistico che prevede almeno 50 escursioni diverse tra loro e documentate, realizzate nell’arco di 5 anni dalla data dell’esame; di cui almeno 15 con un dislivello complessivo in salita di 1500 mt e, delle restanti, almeno 10 di dislivello in salita complessivo di 700 mt.”

Dopo due rapidi conti il risultato è impietoso: attualmente il mio contatore, pur frequentando spesso la montagna, è fermo ad una decina di escursioni…questo significa che ne mancherebbero almeno 40 (solo per raggiungere il numero minimo) tra cui tutte le 25 con il dislivello importante.

Niente. Non mi resta che provare tanta e sincera ammirazione per Fabrizio, uscito dalla porta di un lavoro sicuro a tempo indeterminato, stanco di dover pensare che non esiste soluzione in questo mondo per coniugare la necessità di lavorare con il desiderio di fare ciò che si vuole.

Sono capitato per caso nel suo sito e, subito dopo aver letto il suo “About me”, l’ho contattato. Prima per farmi raccontare la sua storia e farmi ispirare, poi per partecipare ad una delle sue prime escursioni organizzate. Ed è proprio con questa uscita che voglio iniziare il mio diario perchè, in un certo senso, è stata un po’ il punto di svolta.

L’escursione era fissata per una delle ultime domeniche di gennaio 2016, meta della giornata l’Anello dei Loff, un giro circolare sulle Prealpi Trevigiane, perfetto per quella particolare stagione invernale: cieli tersi, temperature non troppo rigide e totale assenza di neve. Il ritrovo previsto (e partenza dell’itinerario) è il bar/ristorante in prossimità del Passo San Boldo (poche decine di chilometri da casa mia, ma per me assolutamente sconosciuto…beata ignoranza).

L’itinerario è classificato medio/facile (da qui in poi i puristi della montagna possono esimersi dalla lettura, chiedo loro perdono in partenza), prevede qualche strappo di salita abbastanza continua nella sua parte iniziale, poi, appena prima di raggiungere il primo dei tre bivacchi toccati dal percorso, si trasforma in una spettacolare camminata in quota.

Il periodo scelto per l’escursione non è casuale, insieme al tardo autunno è ottimo per godersi le quote relativamente basse raggiunte, altrimenti difficilmente sopportabili in pieno sole nei mesi primaverili ed estivi. (poca ombra a disposizione).

  il sentiero durante la via di salita

Il punto più alto raggiunto è la croce posta in vetta alla Cima Vallon Scuro (1286 m), con il panorama che spazia su tutta la pianura trevigiana da una parte e sulla Valle del Piave dall’altra. A dispetto dell’impietosità del puro dato geografico, l’impressione è quella di essere molto in alto.

vista dalla vetta di Cima Vallon Scuro

Una menzione particolare la meritano i tre bivacchi che si incontrano durante questo giro ad anello (anche se forse non si può parlare proprio di bivacco viste le caratteristiche dei tre edifici). A contendersi l’oscar per la categoria “Miglior alloggio di fortuna” sono il Bivacco dei Loff, il Bivacco Vallon Scuro ed infine il Bivacco Costa Curta: dimenticatevi le rosse lamiere a botte tipiche dei bivacchi “Fondazione Berti”, queste tre costruzioni sono in solida pietra di montagna, dotate di soppalco per la zona notte, camino, stufa e cucina economica! Dichiaro ufficialmente aperte le votazioni!

Per quanto mi riguarda, il mio voto va all’ultimo dei tre: il “gioiellino” Costa Curta può competere con più di un albergo di montagna e la sua “suite” matrimoniale dove distendere i vostri sacchi a pelo, vi farà rimpiangere di aver portato fin lì il peso del materassino (pavimento in legno…) 😉

Non scriverò ulteriori dettagli sull’escursione, ci sono molti siti più dettagliati e migliori del mio sul tema, e io non riuscirei a raggiungere quel livello. Vorrei descrivere di più le impressioni, cercare di raggiungere tutte quelle persone appassionate di montagna, che gioiscono quando possono finalmente organizzare un weekend in mezzo a rocce, alberi, sentieri e nuvole; accompagnarle virtualmente nelle loro uscite, mostrare loro che forse c’è sempre qualcosa da imparare!

Se fallirò, riproverò. Se fallirò ancora e non ci sarà nessuna possibilità di vittoria…proverò ancora.

Grazie.

Buone camminate!

Chiudo con qualche dato tecnico:

 

Dislivello: 586 m

Massima quota raggiunta: 1286 m (cima Vallon Scuro)

Durata: 3 ore (indicative, non scrivo quanto tempo è durata questa escursione specifica)

Attrezzatura: scarponi alti (non necessari, perfette scarpe da trail)

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